15.09.2026 – Il Cinema canta i maestri e le altre arti fra Kabuki, manga e pedagogia della scena.

Tra i riconoscimenti collaterali alla 83ma Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, il premio Cinema&Arts, giunto quest’anno alla sua V edizione, ha ruolo di primissimo piano. È  specchio artistico del presente, riflessione sulle commistioni espressive, arte che comunica arte.

Ideato e presieduto da Alessio Nardin, organizzato da Kalambur Teatro in collaborazione con l’Associazione Culturale Ateatro e l’Accademia Eleonora Duse – Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative il premio si muove libero fra le sezioni della Mostra alla ricerca dei film che meglio hanno saputo tradurre in linguaggio dello schermo l’espressione umana sotto forma di figurazione artistica, qualunque essa sia: teatro, fumetto, musica, performance.

L’11 settembre, negli spazi del Venice Production Bridge dell’Hotel Excelsior al Lido, la giuria qualificata — composta dallo stesso Alessio Nardin, Oliviero Ponte di Pino e Lisa Pachetti — affiancata da una giuria “demoscopica” di oltre 40 allievi del Percorso Triennale per Registi ed Attori dell’Accademia Eleonora Duse – Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative, ha assegnato due premi.

Il premio per il miglior film è andato ex aequo a Look Back di Hirokazu Kore-eda, presente in sala, e a Shumei: The Living Legacy of Kabuki di Takashi Miike. 

Un podio condiviso che non è casuale: due opere distanti, ma che affondano le loro radici in composite e specifiche tradizioni, esplorando ognuna con la sua sintassi il legame di un popolo con la propria cultura che sia l’arte del Kabuki o quella del manga.

Kore-eda sfiora l’adolescenza con consueta lirica levità: il dolore dell’autoisolamento e la forza taumaturgica dell’arte del disegno narrativo divengono strumento di piena realizzazione e metafora vitale nonché fase iniziatica di un inevitabile passaggio all’età adulta. 


La tensione artistica pervade tutta l’opera e connota un rapporto che diviene quasi simbiotico tra allieva e maestra. Lo stesso percorso esistenziale si fonderà con le  tavole dei loro disegni in una raffigurazione umana che sfuma i confini fra l’onirico e il reale. 

Speculare, per molti versi, la scelta di premiare Miike con Shumei: The Living Legacy of Kabuki.

L’arte del Kabuki è raffigurata con attenzione documentaria attraverso lo sguardo vivo della famiglia Ichikawa, una delle case teatrali più prestigiose.

L’occhio della macchina da presa insegue, attende, prepara lo Shumei, solenne investitura ereditaria e suggello di perpetuazione teatrale di posture sacrali e significati antichissimi.  La rappresentazione visiva vive di stridori: da un lato le sirene di una modernità incessante e repentina,  dall’altro il sacrificio tramandato della tradizione, una drammaturgica liturgia di sottili e affascinanti minuzie gestuali e vocali di corpi e vesti votate esclusivamente al butai.

Il premio come miglior artista multi-disciplinare è stato invece assegnato al regista e pedagogo russo Anatolij Vasil’ev, presente alla premiazione, per Dau di Ilya Khrzhanovsky, un riconoscimento che ha davvero il sapore del grande evento. 

Il maestro non è aduso all’esperienza cinematografica, ma la forza dirompente e innovativa del progetto transmediale sotteso all’opera Dau l’hanno convinto a partecipare, consacrando così il film a lavoro di eccezionale rilevanza artistica. 

Un progetto monumentale di ampiezza ventennale che ha replicato sulla scena la realtà di un consesso umano sottoposto a pressioni estreme mutuandone con estrema fedeltà ogni dinamica relazionale per indagare la verità della natura umana e le sue inevitabili derive conflittuali. 

Un’opera che trasmette, attraverso la commistione delle forme artistiche, la liquidità dei linguaggi espressivi contemporanei e traduce, per converso, sotto forma tangibile il metodo e l’etica della scena tramandata dal grande pedagogo che hanno ridefinito i fondamenti stessi dell’arte drammatica.

Vasil’ev, infatti, ha fondato nel 1987 il teatro “Scuola d’Arte Drammatica”, misura e senso di un’intera esistenza. Un intrigante percorso di ricerca su pedagogia e performance che negli ultimi anni ha trovato voce nell’ENSATT di Lione e presso l’Isola della Pedagogia di Venezia, con il corso triennale per pedagoghi e registi teatrali.


Al termine della cerimonia di premiazione è stato presentato in prima europea Papaveri rossi, terzo film del regista genovese Sergio Maifredi: tessere di voci e memorie restituiscono forma documentaria al Secondo Corpo d’Armata polacco del generale Anders, un fiume umano di 120.000 profughi strappati ai gulag sovietici che hanno attraversato l’Eurasia fino a Montecassino, scrivendo una pagina di Resistenza poco letta.  

Nato da uno spettacolo del Teatro Pubblico Ligure, il film incarna alla perfezione lo spirito artisticamente meticcio del Premio: il palcoscenico muta in cinema, il cinema rende alla Storia lo schermo, il documento si fa canto civile, con la partecipazione, fra gli altri, del grande Eugenio Barba.


Cinema&Arts, dunque, non esaurisce la sua funzione nel puro riconoscimento di valore dell’opera, “è l’essenza artistica di un film all’interno del tema”, per dirla con Nardin. Un presidio di cultura che con grazia racconta, decodifica l’arte. 

Come una musa che canta delle altre muse.

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Simon