19.08.2026 – Sei anni fa Giuseppe Gimmi si raccontava per la prima volta a Puglia Eccellente. Era il 2020 e il suo percorso attraversava ancora territori diversi, dalla grafica alla musica fino alla scrittura. Oggi torna davanti alle nostre telecamere con una ricerca che ha trovato nel cinema il proprio centro.

Classe 1997, nato a Fasano, Gimmi sembra tornare con una certa ostinazione intorno a tre elementi: i luoghi, i volti e l’ascolto.

È da qui che parte anche Al di là dell’ombra, il suo terzo cortometraggio, nato da un’esperienza personale legata agli attacchi di panico e trasformata nella storia di un uomo ipovedente che attraversa un bosco affidandosi ai suoni della natura. Il film ha fatto parte di GENE Ambiente, rassegna curata da Fil Rouge Media con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE nell’ambito del programma Per Chi Crea.

gimmi

Intorno al corto, però, la ricerca di Gimmi ha progressivamente allargato i propri confini. Il regista ha costruito una serie di brevi racconti verticali pensati per i social, nei quali entrano pescatori, anziani, botteghe, oggetti quotidiani e paesaggi del Sud. Con la direzione della fotografia di Francesco Livrano, luce naturale e suoni in presa diretta diventano parte di un linguaggio che guarda all’usurato, all’imperfetto e alle tracce lasciate dal tempo, raccogliendo anche suggestioni dall’estetica giapponese del Wabi-sabi.

Il formato verticale diventa così qualcosa di più di uno strumento promozionale. I video nascono sullo schermo più piccolo e individuale, quello del telefono, per provare a condurre lo spettatore verso lo schermo più grande e collettivo, quello della sala cinematografica.

È forse questo il paradosso più interessante del progetto: utilizzare un linguaggio legato al consumo rapido dei social per cercare di generare il movimento opposto, quello dell’attesa, dell’incontro e della visione condivisa.

Nella video-intervista a Puglia Eccellente abbiamo parlato con Giuseppe Gimmi dell’origine del suo sguardo, del rapporto tra esperienza personale e finzione, dei volti e dei luoghi che sceglie di filmare, ma anche della macchina da presa fissa come possibile inversione di rotta in un presente dominato dalla velocità delle immagini.

E, soprattutto, di ciò che accade quando un’immagine passa dalla dimensione privata di un telefono al buio condiviso di una sala.

Fino a una domanda che Gimmi rivolge agli spettatori attraverso il suo progetto e che abbiamo scelto di restituire a lui: «Quale posto ti senti di rappresentare?»

Biografia di Giuseppe Gimmi

Giuseppe Gimmi nasce a Fasano nel 1997. Ha frequentato un corso di sceneggiatura con Nicola Ragone presso lo “SpazioTempo” di Bari, che gli ha permesso, attraverso la scrittura, di esternare e descrivere i suoi concetti. Successivamente ha scritto e diretto il suo primo cortometraggio Per le vie del Paradiso (2021), che ha ricevuto importanti riconoscimenti (Cortocircuiti Film Festival, HIIFF, Amarcort Film Festival), dando il via a un’attività cinematografica sperimentale. Nel 2022 ha diretto il cortometraggio Una strada di fogli, lavorando in seguito come assistente alla regia e figurante speciale sul set di diversi progetti (Parthenope, The serial killer’s wife, Svaniti nella notte, BIRRA RAFFO – Decisamente pugliese, Il patriarca 2, Gomorra – Le Origini, The Saints – Martin Scorsese 2025, Serena Brancale – Magic Puglia).

Nel 2023 ha scritto e diretto il cortometraggio Al di là dell’ombra (SELEZIONE CINEMA IN VERDE – #GeneAmbiente #PerChiCrea #MinisteroDellaCultura, Festival del Cinema Patologico – Miglior regia, Corto ma non troppo, Terramia Film Festival, Sudestival, DRIFFest, Vicolicorti, Momo Festival-Artesettima). Negli ultimi mesi ha partecipato a un nuovo percorso di sceneggiatura e regia con Antonio Palumbo presso il “Teatro Laboratorio Tiberio Fiorilli”. Ha frequentato masterclass di rilievo, tra cui: “Bif&st” con Roberto Faenza e Silvia Napolitano; “Corso intensivo di sceneggiatura” con Salvatore De Mola; “Registi fuori dagli schemi” con Antonio Capuano; “Cinecampus Atelier” con Daria D’Antonio; “Dialoghi” con Paolo Sorrentino; “Scrivere con la luce” con Vittorio Storaro; “Django e gli altri” con Franco Nero e “Il cinema ritrovato” con Martin Scorsese.

Roberta Rutigliano