22.06.2026 – Il restauro come riscoperta della sacralità del cinema ed esercizio di memoria attiva ed eternizzante.

Sera. Inizio estate a Bologna. Ultimo sprazzo di tramonto. Piazza Maggiore osserva magnifica il fluire di una bellezza nell’altra. Lo spazio imponente del rosso laterizio d’improvviso si riduce, compresso fra sedute e volti che cambiano il colpo d’occhio. 

L’ambiente rinuncia per una volta alla sua centralità in favore dello schermo, che si prende la scena:  colori che tornano vividi come alla prima visione, bianchi e neri, mai così profondi, che restituiscono la pienezza di opere leggendarie e nascoste, di un altro divismo, della memoria divenuta leggenda. 

Il Cinema Ritrovato è fatto della stessa sostanza dell’eterno. 

Il festival, che festeggia quest’anno i suoi primi 40 anni, è molto di più che cinema del passato, è eden cinefilo, per parafrasare Peter von Bagh, di riscoperta attiva dei classici,  luogo vivissimo di cultura cinematografica che si nutre dell’intramontabile. 


Il film qui non è materia di consumo, non asseconda i flussi incessanti della piattaforma, è ancora fascinosa lentezza dei fotogrammi che si posano uno dopo l’altro sullo sguardo dello spettatore per sostare a lungo nel suo immaginario. 

L’edizione XL, monstre di nome e di fatto, esorbita i nove giorni canonici, quest’anno previsti dal 20 al 28 giugno, e diventa extended: il cinema esonda in una celebrazione d’arte e cultura lunga venti giornate tra proiezioni, omaggi, conferenze e masterclass.

Otto sale, da mattino a sera, disvelano fascinosi mondi di celluloide e austere, iconiche, posture attoriali. 

Più di cinquecento film attendono un pubblico specialistico di oltre  centoquarantamila appassionati provenienti da tutto il mondo.

Il Ritrovato è massima  consacrazione internazionale del prezioso lavoro di recupero svolto dalla Cineteca di Bologna, istituzione assoluta di conservazione archivistica dell’arte cinematografica e pioniera nella riscoperta di pietre miliari offuscate dal tempo. 

Alcuni restauri percorrono i cinema nazionali durante la stagione successiva alla loro presentazione, ma non c’è sala più bella di Piazza Maggiore per immergersi nella grandiosità di un classico restituito alla perfezione d’un tempo.

A Bologna la memoria dismette l’inerzia del ricordo ed assume valenza attiva nel processo di attualizzazione e scoperta del classico dispiegandosi sulle grandi direttrici di tempo e di spazio. 

Ogni edizione perfeziona un diverso discorso sul cinema mutando lancette e coordinate.  Quest’anno cardinali sono il 1906, infanzia del cinema, ed il 1926, anno della sua maturazione artistica.

In parallelo si aprono geografie filmiche libere, rare, inesplorate come il giapponese Daisuke Ito, il bengalese Ritwik Ghatak o lo spagnolo Juan Antonio Bardem.

Il passato non è solo un luogo confortevole in cui tornare ma soprattutto un territorio di emersione e rivelazione.  Una sorta di ricordo mai vissuto che affiora alla mente con sottile e confortevole melanconia fra  latitudini visive distanti nel tempo.
È Cinemalibero, atlante storico di margini filmici traboccanti umana vitalità.

Al cuore del Cinema Ritrovato c’è, però, la passione cinefila per la visione integrale e originale. Pellicole mitiche, ostracizzate, nascoste, contestate ritornano al minutaggio originale reintegrando – oltre ai colori – tutta la dirompenza del cut originale così da restituire al pubblico la piena visione del suo autore.

A liberarsi dalle cesoie censorie quest’anno è I diavoli di Ken Russell, titolo di culto bandito alla sua uscita pressoché ovunque e invisibile nella sua interezza sino ad oggi. Un’occasione imperdibile anche per discutere del senso comune e del suo progressivo spostamento. Il restauro più atteso è però quello di Sunrise di Murnau, vertice del cinema muto e più bel film di sempre per Truffaut.

Il germinare del giorno ha lo stesso respiro universale di Chopin, alito di un sentimento amoroso, capace di superare l’umana ambivalenza. È il cinema nella sua più alta espressione che sublima in arte purissima. 

La lirica dello schermo si trasmette attraverso gli sguardi dei suoi protagonisti d’eccezione a cui il Ritrovato dedica ampie retrospettive, penso alla modernità impertinente di Josephine Baker, alla grandezza iconografica di Barbara Stanwyck e alla sublime dovizia di forma e contenuto di Luchino Visconti. 


La poetica degli autori, invece, è  affidata alla voce dei grandi maestri del presente che incontrano il pubblico cinefilo per conversare di regia, film e tecniche dello schermo, fra gli incontri in programma Wim Wenders, Isabella Rossellini, Lav Diaz e Arnaud Desplechin. 

Il Cinema Ritrovato ha fondato un nuovo formato festivaliero che perpetua il lustro dei classici attraverso la premiere d’epoca che rende il cinema nuovo di nuovo. La proiezione diviene significante di assoluta intramontabilità: un film che stupisce ancora alla prova dello schermo è sganciato da ogni tempo, tela di un capolavoro in movimento d’ampiezza universale. 

Il festival dei classici è già un classico!

Crediti foto: Il cinema ritrovato

https://ilcinemaritrovato.it/

 Silvestro Carlo Montrone