13.07.2026 – Ode al festival di Bologna. La storia del cinema prende vita attraverso la condivisione cinefila
Sugli schermi, stupore. L’incanto è speculare alla magnificenza della celluloide digitalizzata, restaurata, restituita. È la sfera percettiva a tradurre direttamente Il Cinema Ritrovato in esperienza sensoriale autentica.
Bologna e il suo festival non hanno omologhi nella custodia collettiva dei tesori delle età del cinema. Il luogo d’arte diviene cornice e suggestione di assoluti filmici che suggellano l’intangibilità del cinema divenuto leggenda.
La sala si volge fieramente alle spalle per consolidare memorie e artigianati dello schermo che traboccano di cura formale ed innovazione.

L’effetto è sorprendente: d’improvviso Ophüls e Murnau disattualizzano la regia moderna mostrando la classicità di tecniche di direzione che si immaginano contemporanee. Carrelli, primi piani, chiaroscuri drammatici e inquietanti, campi e controcampi, lunghi e lunghissimi, raccontano di un cinema in purezza che si sostanziava nell’occhio del cineasta e puntava dritto allo sguardo ignorando l’esistenza dell’odierna artificialità.
Tutto sa di verità in Cineteca, il fulgore del nitrato restituisce al mostrato un corpo vero, quasi fisico del film, che oggi il cinema pare non aver mai posseduto.
La dimensione del visivo ha il peso di un’arte materica, concreta, concepita sin dall’inizio come creazione e non prodotto. Una sorta di splendido Frankenstein espressionista, imperfetto e perciò colmo di forza, imprevedibile nei suoi esiti ma senz’altro umanissimo. L’immagine si riappropria del significato, riporta in auge il cinema-idea, parabola nel racconto: è l’ulteriore eletto a rappresentazione primaria. L’osservazione è nel contempo storia del cinema e storiografia sociale, instantanea di temperie e Weltanschauung.
Guardare per la prima volta al Modernissimo, gioiello stile liberty nascosto alla strada, la versione voluta da Ken Russell di The Devils, mai resa pubblica, è un’epifania.
Un flusso libertario e post sessantottino di sovversione travolge senza requie lo spettatore, in anticipo sulle divagazioni lisergiche e fuori controllo di Tommy, Russell smonta l’opera di Huxley, l’eccesso non conosce il limite dell’oggi in una raffigurazione incredibile, tutt’altro che gratuita, che usa l’iperbole come medium comunicativo per riflettere sui massimi condizionamenti sociali e cultuali.
Il Cinema Ritrovato non assomiglia che a se stesso, è l’ircocervo dei festival che parte da una comunità, non giunge ad essa: la tensione cinéphile per la grandezza cinematografica unisce gli accreditati nella ricerca filologica delle opere, nell’esegetica degli autori.
È un festival fuori concorso, rassegna accademica e di ricerca sulla settima arte che attraversa con dettaglio entomologico geografie e generi nella reviviscenza della Golden Age, dei silent movies, dell’archologia degli schermi, della saggezza registica dei grandi cineasti.
Le tinte giallo musical di Mitchell Leisen si incontrano con il melò di Douglas Sirk e la straordinaria presenza scenica di Barbara Stanwyck icona assoluta di questa edizione.
Piazza Maggiore è confluenza di passioni filmiche e incontro sublime fra schermo e pubblico.

Il fiume cinefilo invade l’urbano sino a connotarlo. Bologna è il cinema, la piazza diviene Lynch, Chaplin, Scorsese, Brooks al suo centesimo compleanno.
I Quarant’anni del Cinema Ritrovato sono più di una scommessa vinta, sono la dimostrazione che esiste una intera platea di spettatori in tutto il mondo che privilegia l’arte alle mode, la cultura cinematografica al disimpegno.

Bologna ha creato un formato unico di partecipazione collettiva alla storia del cinema che passa dallo schermo e diviene comunità. Il Ritrovato è un ritorno al film come progetto, al passato come unica strada maestra.
Simon
Crediti foto di copertina: https://ilcinemaritrovato.it

