8.08.2026 – Il Pardo ghermisce l’anima del cinema incontaminato nei meandri della ricerca visiva.

Mercoledì è iniziata la 79ª edizione del Locarno Film Festival, in programma dal 5 al 15 agosto. 

Nato nel 1946, all’indomani della guerra, il Festival di Locarno si è imposto nel tempo come uno dei luoghi più fertili del cinema europeo, non soltanto per la qualità della sua selezione, ma soprattutto per la capacità di fare del cinema un atto di libertà, incontro e confronto. 

A Locarno lo schermo assume una precisa postura critica: il film non risponde ad alcuna volontà meramente esibitoria, ma si colloca direttamente nello spazio vitale dell’arte, in quella tensione febbrile che oscilla fra visibilità e ricerca, riconoscimento e scoperta, partecipazione popolare e autorialità. 

Il suo campo d’osservazione non incontra omologhi: vive di una singolare predisposizione all’avanguardia visiva e grammaticale nutrendosi di una continua attualizzazione del comunicante in perfetto sincrono con il contemporaneo.

Per vocazione, Locarno sceglie di non passare dal portone del cinematografo in favore di piccoli varchi di carattere, liberi nelle forme e perciò vitali, autenticamente abitati: soglie mobili, in cui le forme si lasciano interrogare e le poetiche trovano il modo di emergere prima ancora di essere pienamente riconosciute. 

È la consacrazione del Festival  come antirassegna per converso, nonché dispositivo di lettura del contemporaneo: un locus privilegiato di osservazione delle forme del cinema e dell’audacia del rischio, della prova d’autore e dell’esposizione.

A rendere plasticamente questa identità è, come sempre, Piazza Grande, la più ampia arena cinematografica d’Europa e cuore simbolico e fisico del festival. 

Uno spazio di visione sterminato, che diviene esperienza collettiva e tiene insieme dimensione spettacolare e cinefila, convivialità  dello schermo e qualità dello sguardo. 

In Piazza, Locarno compie la sua malia, avvince, per paradosso, nella confluenza delle sue duplicità: è il trionfo del Cinema come espressione pura e, nel contempo, resistenza ad ogni sua semplificazione.

La 79ª edizione conferma questa architettura con una nettezza quasi programmatica. Sono 234 i film selezionati, 103 le prime mondiali, 70 i Paesi rappresentati: un corpus critico  che dà il senso della poderosità di scala del Locarno Film Festival e restituisce una complessa cartografia di sguardi, provenienze e linguaggi. 

Una geografia visiva che si completa al fianco della Piazza, in sezioni cardinali come Concorso Internazionale, Cineasti del Presente, Fuori Concorso, Pardi di Domani, Open Doors Screenings.

I rivoli creativi delle sezioni sono la vera ossatura del festival e strumenti di relazione degli spazi audiovisivi nei quali convive il gusto della scoperta con la necessità di uno sguardo storico. 

La complessità è, del resto, uno dei dati più interessanti e lodevoli di Locarno 79. 

La selezione mette in dialogo autori già riconosciuti e nuove voci ancora in via di affermazione, cinema di forte impatto e cinema nascosto, sperimentazioni formali e narrazioni del presente non manichee.

Non c’è attrito visivo nelle articolazioni poetiche, bensì equilibrio fra le relazioni filmiche.  Il festival abita quella soglia in cui il cinema che si impone e il cinema che deve ancora essere scoperto si osservano reciprocamente, senza rinunciare ognuno alle proprie specificità.

I suoi protagonisti sono ulteriore suggello di una visione che premia la nicchia divenuta androne, a conferma di un’idea di cinema che ha vinto le ritrosie della convenzione. 

Quest’anno sono attesi, fra gli altri, Olivia Wilde, James Gray, Darren Aronofsky, Virginie Efira, Isabella Rossellini. 

Titoli importanti come Les Yeux Verts, Paper Tiger o Nowhere to Lay My Eyes contribuiscono a definire un’idea di schermo che parli al pubblico per comunicare, per lasciare un segno, che si serva del richiamo mediatico per veicolare il valore centrale della ricerca nella realizzazione del film come opera.

Accanto a questo asse, la retrospettiva “Red & Black – Hollywood Left and the Blacklist” introduce un controcampo di straordinario rilievo storico e politico. Dedicata alla Hollywood delle liste nere, questa sezione riapre una delle pagine più turbolente e, insieme, creative della storia del cinema americano, attraversando fiction, documentari, cinegiornali e cortometraggi. 

La retrospettiva non si muove nelle pieghe della memoria: rilegge quella stagione per farne emblema di militanza culturale e ricondurla al presente come chiave per apprezzare e custodire il valore della libera espressione cinematografica e artistica. Lo schermo conferisce così tangibilità alle conquiste ottenute, sottraendole all’ambito dei dati acquisiti per farne presidio permanente.

Locarno resta uno dei pochi festival in cui il cinema può fare a meno degli ingressi monumentali per illuminare il limine della ricerca, della sperimentazione, del nuovo. I codici dell’istantaneo e del volatile, degli allori transitori, si dipanano per scoprire le anse più nobili, ardite, azzardate della produzione. 

Locarno è il più creativo e libero dei grandi festival internazionali, un territorio di costante scoperta che evolve e cresce lontano dalle paludi della convenzione.  

È l’arte cinematografica in contatto solo con se stessa, é la sperimentazione al suo zenith, nel momento di massima legittimazione, un attimo prima di giungere alle platee tradizionali.

Gli schermi di Locarno e la sua piazza stanano le aree più nascoste e pregiate dell’autorialità per portarle alla luce e condividerle con il pubblico. 

Gli sguardi partecipi espandono la nicchia sino a farne portale e misura del presente dei festival, nonché del cinema europeo.  

Il Pardo morde il cinema.

Simon

Crediti delle foto:

©Locarno Film Festival

Per la foto tratta da Hollywood On Trail_22   ©Courtesy Corinth Films