19.11.2025 – Il Festival del Cinema Europeo di Lecce omaggia Lars von Trier presentando una retrospettiva di dieci opere fra le più significative e dirompenti della sua filmografia. Un’occasione imperdibile per (ri)scoprire il suo folgorante esordio e alcuni fra i capolavori più iconici di un autore che ha riscritto le regole del cinema contemporaneo.

I film della retrospettiva:

L’elemento del crimine (1984)

Primo lungometraggio di von Trier, ibrido sperimentale tra noir e distopia psicologica. Il detective Fisher, ipnotizzato, rievoca un’indagine su un serial killer in una Europa desolata e onirica, immergendo lo spettatore in un mondo oscuro segnato da visioni surreali e una colonna sonora densa di tensione.

Epidemic (1987)

Seconda parte della trilogia Europa, un film che mescola finzione e meta-cinema: due sceneggiatori si trovano coinvolti in un’epidemia misteriosa, con riflessioni sull’arte e il morbo che sconvolge una società allucinata.


Europa (1991)

Terzo capitolo della trilogia, è una meditazione visivamente potente sul senso di colpa e la riconciliazione, ambientata nella Germania postbellica. Il film è noto per le sue sequenze stilizzate e la narrazione ipnotica.


Le onde del destino (1996)

Capolavoro imprescindibile di Von Trier che ricodifica in termini contemporanei il melodramma classico conservando estremo rigore formale. Il risultato è un’opera rock potente e visivamente affascinante sull’amore totale e sulla caducità dell’uomo che oltrepassa la convenzione per divenire estroflessione purissima delle profondità dell’anima.


Dancer in the Dark (2000)

von Trier al suo vertice mette in scena un’atipica epopea post musicale di grandiosa intensità e forza espressiva. Bjork incarna con perfetta profondità l’alienazione del sacrificio ed il dolore di un’eroina strenua e pugnace. Il lirismo pervade ogni scena ed accentua la drammaticità degli eventi di struggente e crudo realismo. È  pura arte visiva che incontra e sintetizza la poderosità del cinema sociale. Palma d’Oro a Cannes.


Dogville (2003)

La nudità di un teatro di scena     non allestito chiama lo spettatore a dar forma all’inespresso in un gioco di astrazione quasi brechtiano che diviene città ed indaga la natura umana e la morale.  Un apologo filosofico a metà tra dramma e satira che spoglia la materia del suo ingombro per condurre lo spettatore oltre la rappresentazione e restituire corpo alla dimensione immateriale del racconto.


Melancholia (2011)

von Trier alla prova di Hollywood realizza un film divisivo di eccezionale cura estetica, che sposa la confezione da blockbuster e sceglie il macro dramma di collettività e il registro fantascientifico per giungere ad illuminare il buio dell’anima.


Nymphomaniac Vol. I e II (2013)

Imperdibile opera monstre sulla sessualità femminile che sfida l’occhio dello spettatore coniugando l’alta autorialità della riflessione con l’esplicita rappresentazione dell’amplesso in un esperimento unico che diviene perfetto crossover tra generi tradizionalmente distanti, dal  dramma psicologico alla pornografia. Un esperimento incendiario che scardina i plinti del perbenismo mainstream dall’interno.


La casa di Jack (2018)

Una delle visioni più difficili dell’intera filmografia di Von Trier. Il disturbo visivo si insinua fra le pieghe psicanalitiche dell’orrore efferato di un killer seriale in una riflessione sanguigna e senza sconti sul processo di creazione artistica e nel contempo sul disturbo mentale.

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