11.04.2026 – Viaggio nel Sud per tappe cinematografiche, fra tradizione e cultura, in dialogo costante con i territori attraversati dagli schermi.

Con la conclusione della diciassettesima edizione il Bif&st ha definitivamente posato gli ormeggi scegliendo un approdo con vista sul Mediterraneo, là dove lo sguardo si fa postura ieratica e smette di cercare indirizzi per fissarsi sui riflessi del proprio orizzonte fra scoperta e continuità culturale.
Un gioco di sponde cinematografiche che si dipana ai margini della frontiera ed interroga chi osserva sul delicato equilibrio geopolitico che il Sud globale e territoriale esprime nello scacchiere internazionale.
Meridiana è il vertice del viaggio, il tracciato festivaliero per eccellenza: gli schermi lambiscono le complessità storiche e strutturali di geografie contermini marcando con piglio osservativo e rispettoso ogni dimensione tradizionale per carpirne civiltà e comunanze, fotografare gli stadi di avanzamento sociale. Il femminile, asse portante delle storie in concorso, è lente del racconto e suo filtro ermeneutico e rappresentativo.
In Sorda— Il silenzio degli altri di Eva Libertad, vincitore come miglior film e migliore interpretazione maschile, la protagonista non udente sovverte il piano dell’ordinario vivendo il trauma di una figlia normotipica che radicalizza un isolamento esistenziale che sembrava placato dal tempo. L’opera è una lezione di misura e verità che non aggiunge neppure un fiato al necessario e sfugge ad ogni lusinga retorica.
È la stessa direttrice registicamente asciutta seguita da Happy Birthday di Sarah Goher e Man of the house di Andamion Murataj, due istantanee premiate rispettivamente per la Migliore interpretazione femminile e come menzione speciale.

Le rappresentazioni, non accostabili a livello geografico né tematico, condividono lo stesso principio di continenza nel raffigurare fattualmente lo straniamento indotto da una società escludente per genere o per ceto sino a dirompere in un fragore sordo e perciò deflagrante. Il disagio è un sottotesto del silenzio, un recesso dello sguardo, un osservante fuori campo.
Se Meridiana è pensiero civile che si fa visione e scoperta del limitrofo, per il Cinema Italiano, seconda sezione competitiva, è racconto della lateralità come patrimonio, non solo territoriale ma, soprattutto, identitario, e traccia filmica di un’Italia inesplorata.
Ogni opera indaga con attenzione documentaria il legame del Sud con la terra intesa come matrice di valorialità non surrogabile e, dunque, cultura di comunità.
La Salerno-Reggio Calabria di Tirrenica, menzione speciale, diviene slancio narrativo di una umanità contingua che richiama il Sacro Gra di Rosi. La pienezza naturalistica di scorci caprensi non consueti inonda di fulgore Caprilegio, miglior regia, ed esalta il difficile appuntamento con la Storia delle sue protagoniste fra testimonianza ed esilio.
Su Maitsu, miglior film, invece, è fascinazione dei fiati circolari, il respiro delle Launeddas attraversa la vita del suo maestro e si fonde con la tradizione sarda in un alito di melodica polifonia.
Le immagini sullo schermo solcano, esaltandole, le culture di un meridione che vive del proprio portato di (ri)appropriazione antropologica e ritorno alle origini. Un viaggio per tappe in un Sud di vitale umanità che fa elegia del retaggio per guardare al futuro attraverso la memoria.
Il Bif&st, nella rinnovata plancia curatoriale, rifiuta ogni neutralità culturale e si posiziona nettamente entro un orizzonte che non abbandoni mai il substrato etnografico e geografico. Un indirizzo di campo che non tende all’autarchia cinematografica ma piuttosto all’attualizzazione, per mezzo dell’arte, della questione meridionale attraverso una programmazione che ne centralizzi il discorso. Una scelta che rinuncia ad ogni tensione generalista per esaltare le territorialità dei quadranti meridiani e la ricchezza culturale differenziata e millenaria di cui sono portatori. Benvenuti a casa Sud, Bentornato Cinema!

Simon




