29.05.2026 Il Far East è corpo-comunità di culture e cinematografie asiatiche che fondono lo schermo con l’occhio di chi guarda

Non c’è pubblico al FEFF: il Teatro Nuovo e il Visionario respirano di chi li affolla. 

Una moltitudine armoniosa di protagonisti dello schermo e attori della sala si osservano, si incontrano, si scoprono. 

Nessuno presenzia con mera attitudine osservativa, chi assiste è tassello quasi performativo del palmares, si mischia alle stelle riflettendone  il fulgore.

Per nove giorni di primavera, da ventotto anni, Udine è in Asia: una comunità cinefila vasta come l’Europa esplora territori d’Oriente culturalmente sterminati muovendosi fra le sue cinematografie. 

L’osservatorio è protrusione corporea degli schermi, prolungamento di visioni che si susseguono a ritmo serrato nella corsa ai Gelsi.

Fujiko di Taichi Kimura, Gelso d’Oro, è invece sineddoche di quel corpo femminile che accetta l’asperità della vita, accoglie il giudizio sussiegoso di un sociale che non vuole e non ha strumenti per comprendere il suo cammino: una madre che incerniera il disagio per ossequiare le necessità di sostentamento. Un quadro lucido del tessuto civile del Giappone degli anni Settanta -Ottanta nel quale il puro affrancamento di genere era lontano, schiacciato dal ruolo e dalla riproposizione acritica di paradigmi granitici. Fujiko è dunque il grido generazionale di una donna che accetta la degradazione apparente come strumento di ripudio all’oggettificazione e per non abdicare alla piena determinazione del sé.


Il registro sociale attraversa anche il lavoro di Anthony Chen con We Are All Strangers, presentato in apertura e premiato con una menzione speciale per la sceneggiatura.  


La famiglia rimane un corpo unico pur rivelando interne fessurazioni, figlie di mutazioni valoriali e rinnovate urgenze di differenti stilemi consociativi. 

È un realismo intimo che non nega il peso del tempo e della realtà su un romanzo parentale ormai sfilacciato, riscritto nei suoi stessi legami essenziali.

Lo spazio come corpo di attesa interiore scandisce le fasi di un sentimento che affiora senza mai esprimersi in 5 Centimeters per Second di Yoshiyuki Okuyama.


Il titolo evoca il tempo di caduta impalpabile dei petali di un grande sakura: un viaggio di sommessa tenuità che porta con sé parole improferite. 

Il live action dell’omonimo anime del 2007, premiato dal pubblico web, è complementare al suo originale e ne traspone perfettamente il clima emotivo. I due protagonisti vivono nell’abbozzo di un sorriso, nell’anelito di una conferma sentimentale, sottaciuti dal timore di una mancanza di corrispondenza che pare sovrastarli e forse condurli al rimpianto.

L’estetica shōjo si fonde con la levità di Banana Yoshimoto in un racconto che si muove allo stesso ritmo del lento oscillare dei petali di ciliegio. 

Il FEFF ha esteso il suo sguardo anche alla dimensione pubblica del corpo come impianto collettivo ultramaterializzato, emblema di una forza che si oppone alla deriva autoritaria: un’azione di Stato allargata in cui la parte non deviata delle istituzioni, inglobando il popolo che dovrebbe rappresentare, converge con esso a tutela del presidio democratico.

The Seoul Guardians di Kim Jong‑woo, Kim Shin‑wan, Cho Chul‑young, vincitore del Gelso d’Argento, ha reso la cifra documentaria, per la prima volta al Far East, canto politico e monito di libertà. 

Lo schermo cronachizza con cifra cinematografica il tentato golpe in Corea del Sud avvenuto nella notte fra il 3 e il 4 dicembre del 2024. Un fiume democratico di cittadini tenaci e parlamentari d’opposizione esonda oltre ogni pulsione liberticida e blocca l’assedio all’Assemblea Nazionale. 

Una visione che restituisce afflato civile al cinema e riporta al centro il discorso sul film come dispositivo politico oggi troppo spesso marginalizzato. 

Il Far East è più di ogni cosa un magma creativo che cresce di anno in anno nel segno dell’orizzontalità di vedute: l’industria dialoga da pari con una fanbase attenta e preparata che vive di generi e tradizioni orientali. 

Il Gelso d’Oro alla carriera è la summa di una poetica festivaliera fondata sull’incontro totale. Numi tutelari dello star system asiatico, penso a Fan Bingbing o al maestro Koji Yakusho, abbracciano il pubblico con lo stesso immediato fervore cui sono avvezzi in patria in un contesto di condivisione che non ha eguali nella liturgia diaframmatica, quasi di scena, degli eventi cinematici occidentali.

Udine – Far East Film Festival 2026 – Teatro Nuovo Giovanni da Udine and Cinema Visionario – Photo © 2026 Alice BL Durigatto

Il visibile si accende solo quando chi osserva smette di osservare per unirsi al flusso immaginifico dell’immagine, del colore, del bagliore.

È la singolarità di un ecosistema spettacolare che nasce dallo spettatore e si espande sino agli schermi, trasformando il pubblico in un corpo‑comunità che diventa motore emozionale della visione e centro fondativo dell’evento.

Far East è Udine che respira Oriente, è moltitudine che traduce l’Asia attraverso le culture che attraversa

Simon