28.06.2026 – E’ andato in scena nell’ultimo fine settimana di maggio nello Spazio 13 a Bari, in anteprima assoluta, lo spettacolo Orgia di Pier Paolo Pasolini, compimento dello studio di Andrea Cramarossa e del Teatro delle Bambole, dopo il passaggio trasformativo di Canto Popolare, Bestia da Stile e L’Ora del Meriggio.
Le prossime repliche si terranno il 12 e il 13 dicembre sempre presso lo Spazio 13.
Lo spettacolo, che rientra nel Progetto di ricerca: Nella Terra di Mezzo – VIII approdo. Le parole di Pasolini. Laboratorio teatrale permanente “Del Vento e della Carne”, ha visto in scena i bravissimi Emilia Brescia, Federico Gobbi, Caterina Orlando, Ilaria Ricci e Maurizio Sarni in una performance durissima che gioca su due elementi fondamentali, la parola, tanto cara a Pasolini, e il movimento, tanto caro a Cramarossa. Null’altro di superlfluo per rendere al meglio la protesta di Pasolini verso l’omologazione che stava velocemente invadendo la sua epoca, a discapito di quel mondo contadino che lui amava moltissimo.

Orgia, tragedia in versi, fu scritta da Pasolini nel 1966 e portata in scena con la sua direzione nel 1968 nell’ambito della Stagione del Teatro Stabile di Torino. Per volere del Maestro lo spettacolo si svolse in un deposito d’arte e Cramarossa, ripercorrendone la volontà, ha portato il suo lavoro in un luogo che può benissimo essere assimilato ad un grande scantinato, dove gli spettatori sono seduti su sedie di legno senza alcuna separazione dagli attori che, impassibili nel loro ruolo, li hanno attesi in uno spazio narrante contente oggetti di scena, disegni, coltelli da cucina, biancheria, bambole, vestiti e molto altro. Stupore e curiosità erano palpabili ma contribuivano a condurre lo spettatore verso il rito che si stava per compiere.
Nocchiero di Orgia è stata la parola, è lei che ha indossato gli abiti di scena, in un crescendo di sensazioni che spaziavano dalla bellezza della poesia di Pasolini all’umanità violata, maltrattata, suicida fino al compimento liberatorio dell’orgia finale, dove uomo e donna non sono più se stessi ma sono l’altro, indifferentemente, sono oggetto e soggetto della violenza che ha animato il tempo compiuto.

Orgia, nella sua prima messa in scena, infastidì moltissimo la classe borghese dell’epoca che si scandalizzò di fronte a quell’uomo e quella donna che, la notte di Pasqua nella loro camera da letto, condannavano a morte l’amore e se stessi in un rituale sadomasochistico il cui la sofferenza fisica era veicolo del piacere. Pasolini spogliò dei suoi abiti il perbenismo borghese, mostrando apertamente quella che era la la realtà e la parola fu il suo unico mezzo.
Portare in scena il testo integrale di Orgia, in tutta la sua “scomodità” oltre che essere un atto di coraggio, è un moto di protesta e di ribellione che, allora come oggi, lascia sgomenti. Mi permetto di dire forse più oggi che allora. Oggi che ormai siamo irrimediabilmente abituati al comfort delle nostre poltrone fisiche e mentali, anche Cramarossa ci ha tolto la comoda seduta di velluto, le luci sfavillanti del teatro, i bei vestiti, i gioielli luccicanti delle signore dabbene, lasciandoci “nudi e inermi” per rivestirci di una ritrovata bellezza.
Manuela Bellomo

