28.09.2025 – Venerdì 19 settembre al Teatro Kismet di Bari è andato in scena in prima nazionale lo spettacolo «Oedipus», firmato alla regia da Andrea Cramarossa, una produzione della Compagnia AltraDanza, in collaborazione con Teatro delle Bambole.
L’evento ha inaugurato la settima edizione di «Esplorare 2025», la rassegna di danza organizzata dalla Compagnia AltraDanza con la direzione artistica di Domenico Iannone, il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Puglia, in collaborazione con i Comuni di Bari, Monopoli, Molfetta e Conversano, oltre a Teatri di Bari e Puglia Culture.

In scena gli attori Paola AltamuraChiara Bianchi e Federico Gobbi, insieme alle coreografie di Domenico Iannone con la compagnia AltraDanza, formata da Silvia Di PierroPaola AltamuraElisa CarboneNoemi CassanelliMarina RoselliRebecca Iannone. Light Designer è Roberto De Bellis, le musiche sono di Grazia Bonasia con le note inconfondibili del sax di  Roberto Ottaviano.

Teatrodanza e teatro di ricerca si mescolano in questa performance, in cui c’è comunque un testo, una riscrittura, liberamente ispirata alla omonima tragedia di Seneca, prodotta dall’eclettico artista qual è Andrea Cramarossa: in essa emerge chiaramente un’indagine più intima della tragedia, quasi viscerale, che magistralmente Federico Gobbi e Chiara Bianchi portano in scena in un dialogo struggente e ossessivo che culmina nella danza finale: l’addio prima dell’epilogo, che, senza spoilerare, si svolge in una modalità diversa da quella più conosciuta di Sofocle.

Ad abbracciare il dramma di Edipo e Giocasta è Tiresia, che intrufolatosi in scena, sublima la drammaticità attraverso geniali lirismo e canto lirico che fluttuano meravigliosamente  dalla voce di Paola Altamura. La performance coreutica della compagnia AltraDanza, che si sviluppa, con marcata fisicità attraverso corpi e voci,  in un movimento che richiama il cerchio, simbolo di fiducia, di protezione, di amore, sembra voler sempre più avvicinare i protagonisti per poi separarli per sempre.

Le atmosfere di Seneca sono cupe, visionarie e potenti e vengono stigmatizzate dal rosso e dal verde anche luminoso, gli unici colori in scena a esorcizzare quel buio prepotente del tragico che incombe e prevale, pur sopravvivendo a tratti ancora il ridicolo della tragedia.

La performance di Cramarossa, amplificata rispetto ad altri suoi lavori, non foss’altro per il coinvolgimento di altre espressioni artistiche, seppure caratterizzata dall’immancabile lavoro sul sentire dei protagonisti, arriva al pubblico emozionante e discreta allo stesso tempo.

Lo spettatore, che pur sa come va a finire la storia, ed anzi con gli occhi vigili sui due monitor, uno per ciascun angolo del palcoscenico, prolungamento della propria vista e visione, viene condotto dolcemente nell’amore, viene invitato a goderne la bellezza per poi arrendersi, docilmente, all’inevitabile consapevolezza della rivelazione e dunque del dolore in una sorta di voluptas dolendi.

Foto di Gennaro Guida

Manuela Bellomo