19.11.22025 – Lars von Trier al Festival del Cinema Europeo di Lecce:autore libero ed irriducibile
Il Festival del Cinema Europeo di Lecce, alla sua 26ma edizione, rende omaggio a Lars von Trier: autore non allineato che ha riscritto le regole, anche concettuali, del cinema contemporaneo fra provocazioni per tesi e rielaborazione della grammatica filmica.
Ogni sua opera è più che altro un momento esperienziale, che chiama l’osservatore a guardare al senso recondito della rappresentazione, che spesso esplicita solo la parte marginale del discorso.
Non esiste una sua visione che sia priva di un contenuto inesplicato che riposa oltre ogni sensazione epidermica.
Von Trier non conosce il senso del limite o del pudore, orpelli vuoti delle cinematografie moderne ed esangui, ma esaspera l’osare per proseguire, in epoca moderna, l’epica dello scandalo con la stessa forza espressiva dei grandi destrutturatori del passato (penso a Ferreri, Pasolini, Kubrick, Russell, Jodorowsky per citarne alcuni).
Il suo obiettivo è restare nello sguardo di chi lo incontra, attraverso l’esasperazione di ogni pulsione che diviene totale, come a voler eliminare ogni diaframma che il cinema bon ton frappone fra il girato e il reale, per rappresentare, anche per iperbole, la pura verità.
D’altro canto è proprio questa ricerca di estrema ruvidezza ad averlo condotto alla teorizzazione di un modo altro di fare cinema – il dogma 95 poi da lui stesso dismesso – che ripudiava ogni pulizia di macchina in favore di un piglio imperfetto per definizione, e, dunque, in diretta connessione con l’essenza delle cose.
La sua idiosincrasia per l’irregimentazione lo ha portato ad una consapevole e deliberata esclusione dalle impaludate liturgie della haute cinematografica mondiale e nel contempo ad accrescere la sua aura di grandezza ed intangibilità a qualunque polemica. 
Lars von Trier appartiene a quella schiera di artisti eletti che hanno carezzato la scomodità incuranti del costo che l’ostico e l’inaccolto avrebbero potuto comportare, certi che la piena espressione del proprio sentire fosse sempre preferibile ad ogni massificazione, pur facile linguisticamente, ma del tutto indistinguibile dal flusso immaginifico principale.
Nonostante la recente diagnosi di morbo di Parkinson, von Trier continua a lavorare con sorprendente tenacia e fervore, come sottolineato da Louise Vesth, produttrice di Zentropa, nell’incontro a Lecce, che lo ha definito «in ottimo umore» e profondamente impegnato nel film After, sua nuova sfida creativa.
Accanto a questo progetto, von Trier sta sviluppando una monumentale enciclopedia in cento episodi, un’opera capace di condensare l’intero patrimonio di conoscenze e visioni maturate in decenni di lavoro.
Un archivio vivo dell’arte cinematografica che promette di offrire uno sguardo unico sul suo universo intellettuale e formale. Vesth ha descritto il cineasta come un autore fedele alla propria libertà artistica, capace di aggirare ogni ostacolo con strategie spesso imprevedibili, e ha evidenziato come il suo ruolo sia quello di garantire a von Trier una libertà espressiva assoluta, senza interferenze né condizionamenti. Del resto, le parole stesse di von Trier, raccolte nel suo messaggio al festival, mostrano un uomo consapevole, che ha scelto di isolarsi dalle mode e dalle influenze del cinema contemporaneo per preservare la purezza della propria visione:
«Immaginate un esploratore incaricato di mappare un’isola, che deve seguire una linea retta per raggiungere il suo obiettivo senza lasciarsi distrarre da altro. Anch’io ho dovuto mantenere questa disciplina per non perdermi.»
Il Festival di Lecce tributa dunque più di un semplice riconoscimento alla carriera, un attestato di valore all’ostinazione autoriale, alla ricerca di una cifra oltre ogni condizionamento, alla forza indelebile della cultura in un percorso artistico, unico, radicale e imprescindibile.

