20.11.2025 – E’ andato in scena a Bari l’1 e il 2 novembre il debutto nazionale dello spettacolo “L’Ora del meriggio” scritto e diretto da Andrea Cramarossa, direttore artistico del Teatro delle Bambole, drammaturgo, poeta, pittore, regista teatrale, artista a trecentossanta gradi che, da due anni, porta avanti il progetto di ricerca teatrale “Nella terra di mezzo – Le parole di Pasolini”, articolato in più tappe (che hanno già dato vita al recital poetico “Canto Popolare” e alla tragedia “Bestia da Stile”) e che si concluderà nel 2026 con “Orgia”.
Per questo omaggio a Pasolini, a cinquant’anni dalla sua morte, in scena i performer Ambra Amoruso, Federico Gobbi, Fabio Guaricci, Michele Lamberti e lo stesso Andrea Cramarossa, performer in video Rossella Giugliano.
Lo spettacolo si è tenuto presso lo Spazio 13 secondo il sentire portato avanti da Pasolini nel “Manifesto per nuovo teatro”: non c’è una trama, non si racconta la morte di Pier Paolo Pasolini, avvenuta il 2 novembre del 1975; l’intento di Cramarossa è che il pubblico non stia assistendo ad un dramma teatrale, nel senso più comune del termine, ma che senta il teatro, che ne sia completamente immerso, che possa toccarlo con mano e farsi toccare da lui.
Da ciò la scelta di disporre gli spettatori lungo il perimetro della stanza, intorno alla scena che si svolge al centro lungo tutta la sala. In realtà, lo spettacolo ha avuto già inizio all’esterno, nel foyer. Mentre il pubblico chiacchierava e prendeva un piccolo aperitivo, il teatro ha cominciato a muoversi, dapprima in silenzio e poi piano piano in un crescendo di movimenti e suoni che hanno raggiunto l’apice all’interno della sala, dove i presenti hanno rivissuto la dolorosa e violenta morte del poeta, regista e pensatore friulano.
Tutto l’atto teatrale si svolge in un clima di profonda sacralità in cui si intrecciano i temi cari a Pasolini, il mondo agricolo e popolare come ultimo spazio di innocenza tra le rovine del progresso, simbolicamente rappresentato dall’utilizzo di schermi sulla scena.
Potente e tristemente profetica la polemica pasoliniana sull’omologazione della massa e l’incapacità di essere diversi e unici nel nostro essere noi stessi.
Toccante l’incedere dell’attore verso il pubblico, delicato il gesto di prenderlo per mano e di portarlo a spargere i petali sul corpo morto (di Pasolini). Tenero lo smarrimento di chi da spettatore diventa attore per un istante.
Emozioni e sentimenti diversi si presentano nel fluire dell’azione che talvolta rimane muta nel suo esprimersi, lasciando il cuore silenzioso, pudico nel provare qualcosa quasi fosse quella sbagliata.
Certamente ci sono il dramma, il dolore, a volte lo stupore nel definirsi di domande magari inaspettate. Davvero Pasolini pensava questo? Davvero era riuscito a vedere così avanti?
Cramarossa con la delicatezza del Maestro ci invita ad entrare nel mondo pasoliniano da una porta scomoda, quella della sua morte violenta.
Nella tragedia due Maestri si sono seduti uno di fonte all’altro, Pasolini con la sua sacralità e il suo sguardo lontano e Cramarossa con la consapevolezza che tutto si sia compiuto.
L’ORA DEL MERIGGIO
Omaggio a Pier Paolo Pasolini.
Scrittura originale: Andrea Cramarossa.
Performer in scena: Ambra Amoruso, Federico Gobbi, Fabio Guaricci, Michele Lamberti.
Performer in video: Rossella Giugliano.
Disegno luci: Roberto De Bellis.
Costumi: Elob Mabby Colucci.
Organizzazione: Maria Panza.
Casa Madre: Teatro delle Bambole.
Progetto di ricerca: “Nella terra di mezzo – Le parole di Pasolini”.
Con il sostegno di Fondazione Pasquale Battista, Spazio13 e OTSE – Officine Theatrikés Salento Ellàda.
Allestimento e regia: Andrea Cramarossa.
http://www.teatrodellebambole.it
Manuela Bellomo


