17.08.2026 – Seguiamo da tempo con piacere le attività dell’Accademia Duse di Asolo, fondata dal maestro veneziano e pedagogo teatrale Alessio Nardin, diventato punto di riferimento del teatro nel mondo.

La riprova di tutto questo è nei più recenti eventi mondiali a cui è stato invitato a partecipare.

Nardin è stato infatti chiamato a maggio a Parigi per lavorare con gli attori del Ministero della Cultura francese ANFDAS, a giugno alla ESAD Accademia Nazionale di Spagna per tenere una Masterclass e per tutto il mese di agosto è stato invitato al 33° Festival Internazionale del Teatro Contemporaneo del Cairo (Egitto), uno dei più importanti e storici festival teatrali dell’Africa, per portare la sua visione artistica e per realizzare una performance con una ristretta selezione di attori egiziani, basata sulle drammaturgie di Carlo Goldoni.

Nardin sta sviluppando e creando uno spettacolo basato sulle drammaturgie goldoniane con un gruppo di 11 attori professionisti egiziani, selezionato su un casting di oltre 500 attori provenienti da tutta l’Africa nord-occidentale che desideravano lavorare con lui.

Il lavoro che Nardin sta svolgendo si incentra particolarmente sul ruolo del corpo e dell’azione fisica nel teatro contemporaneo. Partendo dalla tradizione europea della biomeccanica teatrale, il maestro sta guidando gli attori in un ambito contemporaneo di azione fisica utilizzando anche tecniche legate alla maschera.

Portare un autore come Goldoni in una forma sperimentale ad un Festival così prestigioso è per me una sfida artistica molto interessante. Non sto pensando ad un Goldoni tradizionale, ma ad un Goldoni che trova nel corpo prima ancora che nella parola la sua natura: come Goldoni stesso faceva, sto cercando di creare un linguaggio che va oltre la parola comune per cercare la parte poetica e sonora della parola. Per questo il corpo diventa la base, come una penna – afferma il regista veneziano –  e il palcoscenico un foglio bianco su cui l’attore deve comporre una nuova scrittura goldoniana. Una “ri-scrittura del corpo”. Lo stesso vale per la presenza della maschera: maschera e corpo si incontrano per dare forma ad una nuova vita. Incontrare “paesaggi” artistici differenti, trovare un “materiale grezzo” scevro da pregiudizi o schemi occidentali, conoscere ed accogliere una parte della cultura teatrale di un altro continente – continua Nardin – è fondamentale in un lavoro come quello che sto svolgendo al Cairo. In Europa come in Africa la prima domanda che mi pongo è cosa può essere davvero indispensabile per il teatro? Desidero dedicarmi solo a ciò che è elementare e necessario.

Credo che nel processo artistico – conclude Nardin –  sempre ci debba essere una fase ignota, sfocata, nebulosa: quello è il territorio più fertile, dove possiamo sperare che l’arte si manifesti e possa andare oltre la nostra mediocrità umana”.

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