14.05.2022Fino a domenica 15 maggio 2022, nell’ambito della Stagione Teatrale 2021/2022 del Teatro Pubblico Pugliese, andrà in scena al Teatro Piccinni di Bari, Re Lear di William Shakespeare, a cura della Compagnia Mauri Sturno/Fondazione Teatro della Toscana con Glauco Mauri, Roberto Sturno, Linda Gennari, Melania Genna, Emilia Scarpati Fanetti, Francesco Sferrazza, Woody Neri, Dario Cantarelli, Laurence Mazzoni, Giulio Petushi, Marco Blanchi, Francesco Martucci.

Traduzione di Letizia Russo, riduzione e adattamento di Andrea Baracco e Glauco Mauri, scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta, musiche di Giacomo Vezzani, Vanja Sturno, luci di Umile Vainieri. Regia di Andrea Baracco.

Glauco Mauri

La prima del re Lear a Bari è stata accolta da scroscianti applausi. Il pubblico è stato conquistato dalla potenza scenica di Glauco Mauri che interpreta per la terza volta Re Lear, con la consapevolezza teatrale di 70 anni sul palcoscenico e dei suoi 91 anni di vita.

Non ho mai smesso di credere che bisogna sempre mettersi in discussione, accettare il rischio pur di far sbocciare idee nuove per meglio comprendere quel meraviglioso mondo della poesia che è il teatro. Ed eccomi qui per la terza volta, alla mia veneranda età, impersonare Lear. Perché?  Mi sono sempre sentito non all’altezza ad interpretare quel sublime crogiolo di umanità che è il personaggio di Lear. In questa mia difficile impresa mi accompagna la convinzione che per tentare di interpretare Lear non servono tanto le eventuali doti tecniche maturate nel tempo quanto la grande ricchezza umana che gli anni mi hanno regalato nel loro, a volte faticoso, cammino. Spero solo che quel luogo magico che è il palcoscenico possa venire in soccorso ai nostri limiti. Cosa c’è di più poeticamente coerente di un palcoscenico per raccontare la vita? E nel Re Lear è la vita stessa che per raccontarsi ha bisogno di farsi teatro.” (Glauco Mauri)

La storia  e la scena

Piace e convince questa messa in scena della tragedia di Shakespeare, in cui ben si sposano il mito antico, da cui la storia è tratta, con la modernità industriale degli artifici scenici.

Il Re Lear racconta una storia molto complessa. Due diatribe familiari, quella di Lear e quella del Conte di Gloucester, apparentemente parallele, che ad un certo punto si allineano in un dramma unico.

La scena segue questo intreccio virtuoso con due piani in altezza, collegati con un ascensore, e altri due orizzontali collegati con porte, aperte e richiuse su intrighi e macchinazioni.

Uno stile metallico che attrae l’attenzione dello spettatore attraverso proiezioni video e la luminosa scritta mobile Re Lear, a ben ricordare di cosa stiamo parlando.

In scena c’è l’uomo in tutte le sue manifestazioni umane e in tutti i suoi limiti e, come dice giustamente Mauri, solo il teatro può egregiamente raccontare tutto ciò.

Padri e figli, le madri non sono contemplate dal Bardo, animano una sequenza di tradimenti e complotti. I figli puntano al regno ma non ne sono degni. I padri invece pagheranno con la propria vita la loro vanesia paternità.

Alla fine la corona sarà figurativamente di Edgar, interpretazione tolkieniana quella di Francesco Sferrazza, l’illegittimo, il più puro, l’unico degno di regnare? Forse.

E’ uno spettacolo che, sebbene tratto da una storia complessa, è talmente vicino al nostro essere e alla nostra epoca storica, che non si può fare a meno di ritrovarsi sul palcoscenico fra questi magnifici attori a cui siamo grati per le emozioni donate.

https://www.mauristurno.it/it/teatrografia/re-lear-new/

www.teatropubblicopugliese.it

Foto in copertina: Filippo Manzini

Manuela Bellomo