16.05.2016 – Fra gli ultimi appuntamenti del cartellone per la prosa del Teatro Pubblico Pugliese al Teatro Petruzzelli è andato in scena il lavoro teatrale della compagnia Orsini tratto da  “Il Prezzo” di Arthur Miller.

Gli spettatori entrano quando il grande sipario è già aperto su una scena  triste e grigia, fine ed inizio di relazioni familiari, di uomini e donne.

Mobilio accatastato che aveva arredato  la casa dei genitori di Victor (Massimo Popolizio) e Walter (Elia Schilton) nel periodo degli anni bui della crisi  economica del ‘29 abbattutasi negli Stati Uniti. I due fratelli a distanza di anni da quella crisi, e con le radici della loro vita affondate in essa, si ritrovano coinvolti in prima persona, ora che il loro papà non c’è più tra i comuni mortali, a dover decidere non tanto nella scelta obbligata di dover sgomberare la casa in demolizione da quel mobilio, quanto piuttosto in quella della stima del prezzo da attribuirgli. In questa complessa scelta interviene l’intermediario ebreo Solomon (Umberto Orsini) anche quest’ultimo con la vita segnata da quella stessa crisi.

Lo spettacolo inizia con lo scorrere dell’acqua di un rubinetto aperto, unico elemento di movimento nel ristagno di ricordi di Victor della vita vissuta con apostolica abnegazione per il padre. Nel riguardare i mobili riaffiorano i ricordi e nella formulazione dell’iniziale prezzo da parte di Solomon comincia il dipanarsi  dell’analisi della relazione familiare tra i due fratelli, loro padre e la moglie di Victor.  Nel mezzo della pièce infervora la discussione tra i fratelli per la formazione del prezzo e la successiva divisione del ricavato; l’astio fra i due riemerge a tutto tondo ma, sia pure con tanta rabbia e rancore,  forse  inconsapevolmente, viene analizzato e, finalmente, superato. Viene, finalmente, chiarito che il raffreddamento del loro legame era stato determinato da un malinteso tramato dal loro comune padre: per paura di rimanere in solitudine e abbandono nella vecchiaia aveva rappresentato a Victor una situazione economica insufficiente per consentirgli di allontanarsi da casa per studiare, diversamente da come era avvenuto per il fratello Walter, di poi diventato medico. Al contempo lo stesso padre aveva intimato a Walter di non far alcun prestito a Victor e di non rivelargli di aver investito i  risparmi sempre per lo stesso motivo di riservarlo al suo fianco come di fatti era accaduto finanche quando Victor, diventato poliziotto, contrasse matrimonio ed ebbe una moglie (Alvia Reale) e, in teoria, anche una famiglia!

L’imposizione affettiva del padre determinò l’allontanamento fisico e sentimentale da parte di Walter  dall’originale nucleo familiare, mentre Victor, che in ossequio alla  sua abnegazione, aveva sacrificato la sua vita e il legame coniugale, ora nella divisione della proprietà, di ciò che è materiale, ne rivendica il valore. Un’ulteriore umiliazione segue per Victor nel ricevere le accuse mossegli da Walter di non essersi riuscito a liberare da quel legame paterno e nel riconoscere l’errore di considerare  commerciabile e sostituibile ciò che per se stesso non può esserlo: l’amore, quello con la A maiuscola, sia esso verso il padre, il fratello, la moglie. 

Le amare constatazioni milleriane che emergono dal testo, in scena sono rese con una maestria attoriale di rara fattura, sia pure con diverse tecniche teatrali, ed anche quando i monologhi, a volte un po’ affettati nella  recitazione, rallentato il ritmo dell’intera pièce.

Chiude lo spettacolo una sberleffeggiante e sublimatrice danza dell’immenso Umberto Orsini sulla sempiterna pochezza umana che agevolmente riemerge in ogni crisi!

Lo spettacolo mentre continua la sua tourneè  è candidato al premio Hystrio 2016.

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Emilia Brescia