12.02.2018 – Bestie di scena, ideato e diretto da Emma Dante, è stato rappresentato, in esclusiva regionale, il 3 e 4 febbraio scorsi, presso il Teatro Petruzzelli di Bari, come da cartellone della stagione teatrale del Teatro Pubblico Pugliese, prosa 2017/18.

Il lavoro è stato realizzato in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa/Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale/Teatro Biondo di Palermo/Festival d’Avignon.

Mentre ancora affluisce il pubblico, dirigendosi tra platea e palchi, il sipario è già aperto ed il palcoscenico è già occupato da un gruppo di attori che, per circa mezz’ora, decisamente tanti per riscaldarsi, sudare copiosamente e, quindi, spogliarsi completamente, si muove in cerchio in un training quasi ipnotico, costituito da movimenti che, alternativamente, ciascun membro propone agli altri appropriandosene.

Sospiri di spettatori comunicano l’attesa per l’inizio di qualcos’altro, con gli attori in scena ignudi ed in sonoro affanno.

Il cerchio, allora, diventa una squadra compatta color carne, che nelle successive scene, per i rimanenti tre quarti d’ora, si scioglie perché ogni attore (o performer?), da “imbecille” (così definito nella scheda dello spettacolo) potesse esprimere quei movimenti corporei necessari, tipici per la soddisfazione di bisogni primari (delusione per chi avrebbe voluto vedere anche quello della riproduzione!), in una sorta di Gioca a jouer. Bevono, ridono, mangiano, lottano, ecc. ma sempre senza un’anima intelligente!

Nel continuo, incalzante e faticoso lavoro fisico gli artisti inscenano l’incapacità di uomini e donne di auto realizzarsi, di esprimere i propri talenti, di adattarsi al contesto ambientale, soprattutto in relazione con i propri simili, rimanendo ancorati ai propri squilibri, come ce li han fatti conoscere Piaget e Maslow. Le famose note di di Only You, ne ha reso giusta sintesi musicale.

La messa in scena si chiude con il mix di tutti i precedenti quadri rappresentati.

E se nella commedia di Pirandello è stato impossibile rivestire qualche ignudo (che finalmente rispetta se stesso nel corpo e nell’anima), qui gli attori  in fila salutano il pubblico rivestiti con gli abiti loro lanciati dalle quinte del palcoscenico.

I sospiri dei non pochi spettatori rimasti, ora sono di rassegnazione per un finale di messa in scena che fa concludere per una visione di una pièce che deve ancora iniziare! Ovviamente gli applausi non sono mancati e di sicuro erano doverosi per il notevole e impegnativo lavoro fisico degli attori.

La messa in scena, sebbene priva di testo letterario che, forse per le ovvie, quanto fisicamente impegnative azioni sceniche rappresentate, era anche inutile, superando le pecche acustiche dell’elegante teatro, ha sufficientemente interagito, quando non infastidito, il pubblico ivi presente.

La comunicazione, non verbale, ha forse costretto ad operare scelte registiche di drammatizzazione dei corpi ignudi degli attori, in semplicistiche esposizioni concettuali.

Se il teatro ha il suo doppio, non sfugga però anche il pericolo della sua deriva nel paradosso.

E’certo, altresì, che la crudeltà delle scene rappresentate, ha avuto il pregio di riportare il pensiero ad una soggettività senza soggetto dell’uomo attuale.

http://www.teatropubblicopugliese.it

Emilia Brescia