19.01.2026 – Primo appuntamento per la rassegna “Palatour D’Autore”, diretta dall’attore e regista Sergio Rubini, che ha ospitato venerdì 16 gennaio il progetto teatrale a firma Walter Veltroni, accompagnato al pianoforte dal giovanissimo pianista e ingegnere torinese Gabriele Rossi.

Politico, giornalista, scrittore e regista italiano, tra l’altro eletto sindaco di Roma una prima volta nel 2001, per poi essere riconfermato nel 2006 e dimettersi nel febbraio 2008 per candidarsi alle elezioni politiche dell’aprile successivo, nonché Vicepresidente del Consiglio e Ministro per i beni culturali e ambientali del governo Prodi, Veltroni ha da sempre saputo coniugare magistralmente il suo amore per il teatro, la musica, il cinema (autore di oltre dodici documentari di successo) e la scrittura tra opere di saggistica e narrativa.

Nella location del Palatour di Bitritto, nato dalle menti illuminate di Francesco Susca (Amministratore Unico Palatour S.r.l) e Dario Maretti (Direttore Palatour)  diventato sia per l’offerta culturale e il cartellone di alto profilo che per le potenzialità tecniche e sceniche della struttura, un vero e proprio punto di riferimento per la Regione Puglia, Veltroni ha letteralmente saputo incantare il pubblico accorso numerosissimo per l’evento con il suo spettacolo, un racconto personale e collettivo, tra parole e musica dagli anni Sessanta al Duemila.

Vero e proprio protagonista del tempo egli rilegge la storia recente interagendo con il pubblico alla riscoperta del passato, unendo eventi storici, musica e cultura popolare. La scenografia con oggetti iconici del tempo, una poltrona color arancio, una lampada e un mobile in teak tipicamente anni Sessanta su cui è poggiato un vecchio telefono, una radio a transistor con accanto un tavolino con un televisore dell’epoca, fanno da cornice al recital dove ben si integrano i virtuosismi pianistici del ventiquattrenne Gabriele Rossi, talento molto seguito sui social, rappresentante di una generazione lontanissima da quegli anni, che assume il ruolo di interlocutore e sponda narrativa, non solo musicale, di questo viaggio nella memoria.

Si parte così con alcune immagini storiche di famiglia degli anni Cinquanta del padre Vittorio che, dalle prime radiocronache sportive nella sede Eiar di Torino, giunse a ricoprire il ruolo di direttore del telegiornale per poi scomparire a soli trentasette anni a seguito di una forma acuta di leucemia, lasciando la moglie trentaduenne Ivanka Kotnik e i due figli Walter di appena un anno e suo fratello di sei anni più grande.

Il racconto prosegue con grande fermento passando per l’energia creativa degli anni Sessanta, periodo di ricostruzione e grande fiducia, dove la televisione era veicolo di cultura popolare, con immagini di speranza da Gagarin a Giovanni XXIII, senza dimenticare il sacrificio della cagnolina Laika, lanciata dall’Unione Sovietica nel 1957 a bordo dello Sputnik 2 morta carbonizzata dopo poche ore a seguito del surriscaldamento della capsula.

Walter Veltroni

In quegli anni di cambiamento caratterizzati da una partecipazione collettiva a difesa della libertà, si alternarono però periodi di leggerezza come Sapore di Sale a momenti traumatici come ad esempio la morte di Luigi Tenco nel 1967 a Sanremo fino alla occupazione giovanile del 1968 e agli assassini di Martin Luter King e di John Fitzgerald e Robert Kennedy.

Veltroni ammicca ad un confronto tra gli ideali politici del tempo e l’America imperialista di Trump, ricordando poi Enrico Berlinguer, lo Statuto dei Lavoratori, la guerra in Vietnam fino alle prime ombre del terrorismo e persino lo scioglimento della formazione dei Beatles. A rendere ancora più coinvolgente la narrazione, i video e le immagini d’epoca in parte inedite, che diventando parte integrante della scenografia amplificando la forza evocativa del racconto ben sostenuta dall’applauditissimo Gabriele Rossi, vero e proprio fantasista del pianoforte, capace di medley di brani di assoluto livello.

La vita mi ha consentito di essere spettatore privilegiato e protagonista del mio tempo. Credo che la restituzione di ciò che la vita ti ha donato sia un dovere, per alimentare la memoria, forma essenziale di coscienza civile”, afferma Walter Veltroni. “Vorrei che, attraverso un percorso fortemente segnato dal valore dell’emozione, si potesse ricostruire, decennio per decennio, ciò che è successo. Lo faremo con le parole, strumento la cui potenza spesso sottovalutiamo, e attraverso la forza evocativa di stimoli derivanti dal nostro vissuto “pop”: film, televisione, pubblicità, musica”.

Uno spettacolo dunque dal grande impatto emotivo, capace di indurre lo spettatore ad una attenta riflessione su ciò che siamo stati in passato ma soprattutto su ciò che siamo e sulla direzione che stiamo intraprendendo. Pubblico entusiasta e standing ovation.

Claudia Mastrorilli