Cari amici,
condividiamo questo scritto così come ricevuto, senza variare una virgola affinchè la piaga delle morti bianche, che questa volta ha nuovamente toccato la nostra regione, possa essere posta all’attenzione di tutti noi.
Alla famiglia di Sergio Disantarosa, imprenditore edile di Palo del Colle, il nostro abbraccio.
Buon pomeriggio, mi chiamo Yuleisy Cruz Lezcano, sono una poetessa e sto portando avanti una campagna di sensibilizzazione sui gravi infortuni sul lavoro. Scrivo spesso per dare voce a chi non ne ha, per accogliere nel linguaggio chi, troppo spesso, è lasciato fuori dalla narrazione ufficiale. Oggi sento il bisogno urgente di condividere con voi una riflessione e, soprattutto, un’ urgenza: quella di non restare in silenzio davanti all’ennesima morte sul lavoro. Sarebbe un onore per me pubblicare il mio componimento sul vostro giornale. Il mio gesto è poetico, ma non per questo meno politico. Ho scritto una poesia dedicata a Sergio Disantarosa, l’imprenditore edile di 77 anni precipitato da un’impalcatura a Palo del Colle. Scrivere versi non è evasione: è resistenza. La poesia, se vera, denuncia. Se tocca, trasforma. Se commuove, muove..La mia poesia non cerca compassione, ma coscienza. Aiutatemi a moltiplicare la mia voce.
Vertebra del mondo (Dedicata a Sergio Disantarosa)
È il giorno che cade e non solo
un uomo, una vertebra del mondo
si spezza nel silenzio, tra l’eco sorda ferro
stupore di un’ora normale.
L’impalcatura non sa cos’è il lutto,
ma oggi l’ha indossato: un mantello
di polvere e colpa che il vento scuote.
L’aria si è ritratta per un istante,
come se volesse trattenere
il tuo corpo a mezz’aria,
salvarlo da quei tre metri
di irreversibile assenza.
Ogni vite, ogni asse, ogni piolo
oggi balbetta la sua scusa.
Le strutture non hanno lingua —
sono gli uomini che restano muti,
mentre la gravità firma
con inchiostro di sangue
il suo contratto a tempo indeterminato.
Le mani che ancora cercavano
un muro da innalzare, un giorno da finire,
sono ora due uccelli posati
sul bordo dell’eternità,
in attesa che qualcosa risponda
oltre l’impalcato del cielo.
Nessuno dovrebbe morire costruendo,
quando ciò che si costruisce
è solo il pane del domani,
quando il mestiere è resistenza,
e la resistenza è poesia
scritta con voci basse
tra sabbia, intonaco e sudore.
Il tuo corpo, oggi, ha preso la forma
dell’ingiustizia:
una diagonale spezzata,
una caduta dritta nel cuore
di un Paese che ancora
non sa custodire
i suoi costruttori.
Yuleisy Cruz Lezcano
