8.03.2026 – Batterista e compositore barese, Michele Perruggini si racconta attraverso le note del suo quarto progetto discografico “Stay Human”, pubblicato il dodici dicembre scorso dalla storica etichetta Abeat Records con un sapiente lavoro di missaggio e mastering a firma di Stefano Amerio (Artesuono). Un lavoro di ricerca, teso ed articolato, che si presenta come un urlo disperato verso il mondo intero, per la cui umanità sempre più schiacciata dai social e dall’arrivo della cosiddetta “intelligenza artificiale”, la vera sfida futura sarà rimanere umani.
Lo stesso titolo sembra trarre spunto dal celebre distopico romanzo di George Orwel “1984” nel quale si recita “Non è tanto restare vivi, quanto restare umani che è importante”. L’idea di “Stay Human”, nasce quindi dal bisogno di Michele Perruggini di trasmettere attraverso le sue note, il pericolo di una collettività passiva controllata a 360° sia dalla tecnologia che dal ritorno di politiche sempre più restrittive ed autoritarie concentrate nelle mani di pochi.
L’idea di produrre un concept album diventa quindi mezzo per poter indurre gli ascoltatori ad una riflessione profonda sul momento di forte disumanizzazione che tutti noi stiamo vivendo e, se da una parte gli sviluppi della fisica quantistica ci rimandano ad un flusso di energia circolare che ci rende parte di un Tutto, dall’altra il sistema non fa che renderci sempre maggiormente individui soli, annientando i valori tradizionali e di spiritualità, tradizioni e culture per creare una massa informe che fatica a formulare un pensiero critico individuale.
Accompagnato da musicisti d’eccezione quali Roberto Olzer al piano, Yuri Goloubev al basso, Guido Bombardieri al sax soprano e clarinetto, Dario Tanghetti alle percussioni, il disco ospita anche un eccezionale ospite quale Fausto Beccalossi alla fisarmonica in “Hypnosis” e “Dreamland”. Il compositore, autore di tutte le dodici tracce, narra un universo sonoro sofisticato, in bilico tra geometrie più propriamente jazz e disegni melodici di intenso lirismo grazie ai sapienti arrangiamenti e alla maestria dei musicisti. Sin dal primo brano, l’ascoltatore viene così immerso in un flusso di coscienza capace di portare lontano ed indurre a riflessioni profonde sulla disumanizzazione che tutti noi stiamo vivendo, in un’epoca sempre più rivolta all’individualismo e alla prevaricazione delle grandi potenze.
Abile costruttore di melodie, eccellente batterista, Michele Perruggini per le sue composizioni si affida completamente al pianoforte per poi svilupparle con l’eccellente ensemble. Il brano d’apertura “Through the darkest stars”, nel quale ben si fondono le oniriche note del pianoforte con gli archi, rappresenta un viaggio nell’infinito, quasi un luogo ipotetico in cui le stelle alla fine del loro ciclo si trasformano in buchi neri che possono condurci all’ interno di universi paralleli. “Lost souls”, il secondo singolo, si apre con un malinconico pianoforte in un sapiente mix di sonorità jazz e blues, quasi a sottolineare le difficoltà per chi ha smarrito la propria identità di ritrovarsi. Con “Hypnosis” entra in gioco la maestria della fisarmonica di Fausto Beccalossi.
La sua struttura circolare ci riporta ad uno stato ipnotico che fa riaffiorare ricordi ed esperienze capaci quasi inconsciamente di determinare i nostri comportamenti. La title track “Stay Human”, primo singolo, invece rappresenta il fulcro del significato dell’intero progetto discografico: nell’era della comunicazione non verbale, dove i rapporti nascono attraverso i social e senza interazioni reali la vera sfida futura sarà rimanere umani, ristabilendo relazioni reali e concrete. Si prosegue l’ascolto con “Black waltz” , un valzer tipico della tradizione europea, contaminato da sonorità decisamente nere e a seguire da “Faces” un invito a mostrarsi per ciò che si è senza necessità di esibire personalità diverse per apparire più accattivanti in una esistenza nella quale fingere è più importante che essere.
Il viaggio musicale prosegue in un crescendo di emozioni con “Shy Fingers”, la rarefatta “Lonely”, una riflessione sulla solitudine umana e con la rasserenante ballata “Dreamland” dai toni mittelleuropei grazie all’intervento della fisarmonica di Fausto Beccalossi. A chiudere l’eccellente lavoro, “Lith” ispirato alla figura ribelle e trasgressiva di Lilith, prima moglie di Adamo, “Night” destinata a celebrare il fascino e il mistero della notte e il ritorno alle origini della briosa “Ancient Song”, caratterizzato da uno swing vitale e decisamente energico dove il canto, si rende testimone delle tradizioni di ogni popolo. Non possiamo che concludere con un caloroso invito ad ascoltare “Stay human”, eccellente e coraggioso progetto di Michele Perruggini, straordinario compositore capace, in un’epoca di prodotti musicali preconfezionati, di creare un’architettura sonora complessa e mai banale in bilico tra jazz, melodia, minimalismo e crossover classico.
Claudia Mastrorilli
