8.05.2026 – Il documentario di David Borenstein e Pavel Talankin, premio Oscar 2026, arriva in Italia con ZaLab. Un trattato sul coraggio dei mezzi piccoli e sul cinema come atto di prova.

Ci sono documentari che raccontano il potere. E poi ci sono quelli che riescono a incrinarlo semplicemente esistendo.  Mr. Nobody Against Putin appartiene alla seconda categoria.

Il documentario diretto da David Borenstein e co-diretto dal russo Pavel Talankin — Pasha, per tutti — che ha conquistato in sequenza il Premio Speciale della Giuria al Sundance 2025, il BAFTA e, infine, l’Oscar 2026 come miglior documentario — non è soltanto un film contro il regime putiniano.

È qualcosa di più destabilizzante: un film che mostra come la propaganda si costruisca nei luoghi quotidiani, dentro la normalità burocratica, nei corridoi di una scuola elementare.

Ed è proprio questa dimensione ordinaria a renderlo inquietante.

Quando la guerra entra in una scuola

Distribuito in Italia da ZaLab con il sottotitolo Il film contro tutte le guerre, il documentario segue Talankin — Pasha — insegnante e videomaker scolastico nella cittadina mineraria di Karabash, negli Urali, uno dei luoghi più inquinati al mondo. Quando la Russia invade l’Ucraina nel febbraio 2022, il suo lavoro cambia improvvisamente natura: non deve più documentare semplici attività scolastiche, ma registrare l’adesione ideologica della scuola alle nuove direttive statali.

Lezioni patriottiche. Cerimonie militarizzate. Bambini in uniforme. Video destinati agli archivi del Ministero dell’Istruzione.

La propaganda filmata dall’interno

È qui che il film trova il suo nucleo più perturbante: gran parte delle immagini non nasce clandestinamente. Sono immagini ufficiali. Materiale prodotto per il sistema stesso. La propaganda viene filmata dall’interno da chi dovrebbe servirla, e lentamente si trasforma in testimonianza contro il potere che l’ha richiesta.

Da questo punto di vista, Mr. Nobody Against Putin compie un’operazione straordinaria sul piano del linguaggio documentario. Il film lavora infatti su una forma di “found footage istituzionale”, in cui lo Stato produce inconsapevolmente le prove della propria deriva ideologica. Non c’è bisogno di voice over accusatori né di costruzioni retoriche invasive: il sistema si auto-rivela attraverso i propri rituali.

Quando in un frammento televisivo Putin dichiara che “le guerre le vincono gli insegnanti”, il film ha già mostrato cosa significhi davvero quella frase.

Una regia costruita a distanza

La regia di Borenstein è invisibile ma rigorosissima. Il cineasta non ha mai messo piede a Karabash: il film è stato costruito interamente a distanza attraverso server criptati, scambi protetti e conversazioni in codice con Talankin. Una scelta che modifica radicalmente l’idea tradizionale di documentario d’autore. Qui il regista non occupa fisicamente il campo: la sua presenza emerge attraverso il montaggio, la selezione morale delle immagini, la responsabilità etica dello sguardo.

Ed è proprio il montaggio uno degli aspetti più intelligenti dell’opera.

La banalità del consenso

Mr. Nobody Against Putin alterna continuamente banalità quotidiana e inquietudine politica: le prove del coro scolastico e l’addestramento paramilitare, le feste di fine anno e i funerali dei giovani soldati, i sorrisi dei bambini e il lessico bellico che lentamente colonizza l’ambiente educativo. Il film non forza mai l’emozione. Lascia che siano i contrasti a produrre disagio.

È una scelta di grande maturità.

Anche perché il rischio di un film come questo era evidente: trasformare la denuncia in un dispositivo didascalico. Borenstein e Talankin evitano quasi sempre questa trappola grazie alla figura di Pasha, vero centro emotivo del racconto.

Pasha, o della resistenza ordinaria

Pasha non è un eroe classico. Non è un dissidente iconico, né un attivista professionista. È un uomo normale che si scopre progressivamente incapace di aderire al linguaggio che gli viene imposto. La sua forza cinematografica nasce proprio da questa fragilità: ride molto, scherza con gli studenti, appare spesso ironico e autoironico, ma dietro quella leggerezza si percepisce costantemente una tensione crescente, quasi una stanchezza morale.

Ed è forse qui che il film colpisce più duramente.

Perché Mr. Nobody Against Putin non parla soltanto della Russia. Parla di qualsiasi sistema che tenti di trasformare l’educazione in addestramento identitario. La scuola diventa il luogo in cui il potere cerca di modellare il linguaggio, il comportamento, perfino l’immaginario emotivo dei più giovani.

Il film mostra con lucidità come la propaganda contemporanea non funzioni più soltanto attraverso la censura o la violenza esplicita, ma attraverso la ripetizione, la ritualità, l’assuefazione. Attraverso piccoli gesti quotidiani che, presi singolarmente, sembrano innocui.

È qui che il documentario assume una dimensione universale.

Anche sul piano etico e produttivo, l’opera resta impressionante. Ogni frame è stato revisionato per evitare rischi ai partecipanti; le identità sono protette, le testimonianze calibrate con estrema cautela. Persino la colonna sonora — composta da Michal Rataj — è stata riadattata per aggirare le limitazioni legate alle sanzioni internazionali. Tutto il film sembra costruito come una fragile operazione di sopravvivenza.

E forse è proprio questa fragilità a renderlo così potente.

Il film come testimonianza

Visivamente, Mr. Nobody Against Putin non cerca mai il virtuosismo. Non possiede la radicalità formale di altri grandi documentari dell’Europa orientale contemporanea, né la costruzione estetica di autori come Vitaly Mansky o Viktor Kossakovsky. Ma la sua apparente semplicità diventa parte integrante del discorso: la propaganda mostrata dal film è grigia, ripetitiva, amministrativa. E il documentario ne assorbe volutamente l’atmosfera soffocante.

Non c’è monumentalità. Non c’è eroismo spettacolare.

Ci sono corridoi scolastici, bambini che cantano inni patriottici, insegnanti che abbassano lo sguardo, uomini comuni che cercano disperatamente di restare umani dentro un sistema che chiede obbedienza emotiva prima ancora che politica.

Ed è impossibile non pensare, uscendo dalla visione, che il vero cuore del film sia proprio questo: la resistenza minima. Quella che non cambia il mondo in modo immediato, ma impedisce almeno alla coscienza di collassare del tutto.

Il coraggio dei mezzi piccoli

In fondo, Mr. Nobody Against Putin racconta esattamente questo. Non il gesto eroico che ribalta il potere, ma il momento infinitamente più difficile in cui una persona qualsiasi decide di non collaborare completamente alla menzogna.

Ed è forse per questo che il film continua a risuonare anche dopo i titoli di coda: perché ci costringe a chiederci quanto siamo disposti a perdere pur di restare fedeli a ciò che vediamo.

Le prossime proiezioni in Puglia

Mr. Nobody Against Putin è attualmente in tour nelle sale italiane distribuito da ZaLab, con proiezioni accompagnate da incontri e dibattiti in tutta Italia.

In Puglia il film arriverà l’11 maggio al Teatro AncheCinema di Bari per una proiezione speciale alle 20.30, alla quale interverrà Marco Mingolla per ZaLab e proseguirà poi il 12 e 13 maggio al Cinema Teatro Impero di Brindisi e tornerà, infine, a Bari il 19 maggio al Multicinema Galleria.

Un’occasione preziosa per vedere sul grande schermo un documentario che interroga non soltanto la Russia contemporanea, ma il rapporto tra educazione, immagini e potere — e che dimostra come, a volte, la testimonianza più radicale possa nascere semplicemente continuando a guardare.

Le prossime proiezioni aggiornate sono consultabili sul sito ufficiale di ZaLab.

Roberta Rutigliano