26.04.2026 – Le traiettorie cinematiche dell’Asia. Il 28° Far East Film Festival: genere e autorialità contemporanea nel cinema asiatico.


Udine volge nuovamente gli schermi a Oriente con il suo Far East, giunto alla 28a edizione, in programma dal 24 aprile al 2 maggio prossimi. Il FEFF è quanto di più distante si possa immaginare da un festival convenzionale, fucina viva di cultura asiatica incarnata in un corpus cinematografico lontano da qualunque rigorismo. Un racconto di molteplicità che rifugge ogni semplificazione. È il risultato di uno sguardo lungimirante che ha saputo cogliere in nuce, dal lontano 1999, l’interesse di un pubblico colto e moderno per un cinema altro ed esaltare le diverse articolazioni della produzione asiatica a lungo non frequentate dall’Occidente, rendendo accessibili linguaggi e grammatiche una volta distanti.

Le visioni del FEFF sono poemi in movimento che intrecciano epiche di diversa ispirazione: l’altera armonia di un duello wuxia o l’iperbolica raffigurazione d’arte marziale si accostano senza attrito alla dimensione contemplativa di uno sguardo in equilibrio con gli elementi naturali.

Il festival si configura come miscela di stratificazioni cinematografiche di genere e d’autore, senza gerarchie, in cui la tradizione del cinema orientale diventa parte attiva del presente critico, tra scoperta e ridefinizione del canone.

Il Teatro Nuovo e il Visionario sono atlanti di cinematografie di un Oriente non canonico, attraversati da registri e forme difformi, capaci di restituire la complessità di un continente in trasformazione attraverso un’esperienza collettiva.

Singapore, ad esempio, è al centro del film d’apertura We Are All Strangers, che restituisce con rigore fratture generazionali e tensioni emotive di gruppi sociali attraversati da una modernità iperconnessa, disumanizzante nei suoi equilibri quotidiani.


Tunnels: Sun in the Dark ribalta il piano del racconto, costruendo una cronaca bellica del conflitto in Vietnam che guarda alla Storia da un underground oppressivo e di resistenza collocato sotto la linea della città visibile.


Il Giappone raffigurato da Kokuho è monumentale: il kabuki, nella sua ricchezza artistica e rituale, detta la scala di un racconto di esistenze in corsa per emergere che assumono il teatro tradizionale come forma di identità e riscatto.

Il Far East resta uno dei rari spazi festivalieri di coesistenza cinefila in cui l’estetica manga-anime convive con l’ossatura più complessa della settima arte d’Oriente.

Un rigore contenutistico che culmina con il Gelso d’Oro alla carriera assegnato a Yakusho Kōji, figura centrale del cinema giapponese contemporaneo.

Il suo lavoro, segnato da una incredibile espressività per sottrazione, trova in Perfect Days di Wim Wenders una delle sue sintesi più compiute, capace di restituire al quotidiano una dimensione filosofica e universale.

Alla sua carriera il FEFF dedica una retrospettiva di sette film, che include titoli cult come Tampopo e 13 Assassins.

Il Far East è dunque un dispositivo partecipativo in cui la visione esorbita la proiezione, coltivando un rapporto tra pubblico e protagonisti meno mediato rispetto alle consuetudini occidentali. Una relazione diretta con la materia festivaliera — film e presenze in sala — che amplifica lo spettacolo nello spettacolo, in una stereofonia naturale.

L’Oriente diviene esperienza esistenziale che tende a una dimensione di totalizzazione.

https://www.fareastfilm.com