8.09.2025 – Fantasticherie di un cinefilo solitario al Lido. Tra urgenze, riflessioni necessarie e analisi sociale cala il sipario su Venezia 82: il presente e le sue complessità rubano la scena

I giorni della Mostra non corrono alla stessa velocità degli altri. Annullano le distanze tra sera e mattino, riducono le essenzialità del quotidiano agli scampoli di tempo non occupati da sale, code, incontri, red carpet. Il resto appare soverchio, irrilevante, travolto dal turbine di eventi che scandiscono l’agenda giornaliera dell’accreditato. Lo sforzo fisico della maratona si attenua prodigiosamente nella carezza dell’arte e della visione.

Lo sguardo diviene protagonista: quello del regista che dirige, quello degli attori che interpretano, quello del critico che osserva, quello del fotografo che documenta. L’occhio dello spettatore, a sua volta, si esercita a incasellare suggestioni, a gioire davanti a storie di bellezza sconvolgente o ad accettare indigeste verità.

Venezia 82 è stata l’edizione dei grandi autori, tutti riuniti in Laguna ( fra gli altri Chan-wook, Van Sant, Lanthimos, Del Toro, Martel), in un programma monstre che ha attratto e affascinato i cinefili di mezzo mondo. La Mostra, grazie alla selezione accorta di Barbera, ha scelto di essere sincronica con il suo tempo e di raccontare con coraggio il presente e le sue contraddizioni, affrontando temi scomodi e sensibilissimi come il lavoro, la guerra, il rischio nucleare, il radicalismo ideologico.

A sorpresa, il Leone d’Oro è andato a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch: film atteso, sold out nelle sale, ma non dirompente. La scelta non ha però tolto visibilità al vero trionfatore di questa edizione, The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, premiato con il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria. Cronaca straziante del mancato salvataggio di una bambina gazawa, unica superstite di un attacco, il film ha raccolto sin dalla sua proiezione applausi interminabili e consenso corale di critica e pubblico.

Il Leone d’Argento per la miglior regia è andato a The Smashing Machine di Benny Safdie, biopic intimo sulle traversie del campione di lotta libera Mark Kerr, interpretato da un sorprendentemente sfaccettato Dwayne Johnson. Meritatissimo il Premio Speciale della Giuria a Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, viaggio documentario alle pendici del Vesuvio durato tre anni e restituito da un rarefatto bianco e nero. Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Toni Servillo, per l’intenso ruolo di Presidente della Repubblica ne La Grazia di Paolo Sorrentino, accolto con il favore dalla critica. Miglior interpretazione femminile a Xin Zhilei per The Sun Rises on Us All di Cai Shanjun, dramma che esplora colpa e redenzione, innocenza e moralità. Miglior sceneggiatura a Valérie Donzelli per À pied d’œuvre, film sulla difficoltà di seguire le proprie aspirazioni in un mondo del lavoro sempre più povero.

Il premio Marcello Mastroianni per attore emergente è andato a Luna Vedler per Silent Friend, l’opera più marcatamente festivaliera della Mostra, che ha come protagonista un maestoso albero di Ginkgo Biloba. Sul fronte italiano, nella sezione Orizzonti, miglior interpretazione femminile a Benedetta Porcaroli per Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli e miglior interpretazione maschile a Giacomo Covi per Un anno di scuola di Laura Samani. L’Italia porta così a casa quattro riconoscimenti di rilievo, distribuiti tra cinema di grande confezione e opere d’innovazione: un segnale incoraggiante per il futuro del nostro cinema.

Non tutta la qualità filmica di questa edizione è però confluita nel palmarès. È il caso del maestro Park Chan-wook, il cui No Other Choice, tra i più apprezzati in Laguna  non  ottiene premi: l’opera è già un cult, destinata a una lunga vita internazionale. Stesso destino per Kathryn Bigelow, esclusa dai riconoscimenti nonostante il suo The House of Dynamite, sia uno dei lavori più necessari e contemporanei dell’anno.

Tutti i premiati: https://www.pugliaeccellente.info/wp-content/uploads/2025/09/Premi_Venezia_2025_Completo.pdf

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La Mostra non è solo premi.  È incontro, confronto, magia dell’istante in cui spettatore e opera si sfiorano, si riconoscono, si trasformano a vicenda. Venezia 82 si chiude così: tra urgenza e riflessione, tra bagliori e polemiche, il cinema resta intatto, potente, e continua il suo viaggio. Sempre osservatorio privilegiato di un mondo che cambia o che guarda al cambiamento, capace di interrogare, di commuovere, di istruire, e di ricordarci che il primo e unico premio resta l’incontro diretto del pubblico con le immagini, con le storie, con la vita che pulsa sullo schermo.

Simon

https://www.labiennale.org/it/cinema/2025