25.03.2026 – Si apre con una prima giornata intensa e articolata il primo appuntamento di “Sarò breve”, la sezione del Bif&st 2026 dedicata al cortometraggio, che quest’anno assume una dimensione pienamente competitiva. Nello slot del 21 marzo, al Multicinema Galleria, dieci opere restituiscono un panorama eterogeneo ma sorprendentemente coerente, capace di intercettare alcune delle tensioni più vive del presente. La proiezione, introdotta e condotta da Livio Costarella, ha visto, inoltre, la partecipazione in sala di diversi autori e interpreti dei corti selezionati, tra cui Jozef Gjura, Sara Schiavone, Andrea Arcangeli, Federica Corti, Irene Girotti, Carlo D’Ursi Fortunato e Pierdomenico Minafra, insieme a produttori e membri delle troupe coinvolte nei progetti, a testimonianza di una presenza attiva e partecipata della filiera creativa.
La selezione si muove lungo una linea tematica riconoscibile: la fragilità dell’identità individuale e collettiva, raccontata attraverso storie di isolamento, relazioni incrinate e ricerca di appartenenza.
Un mosaico di storie tra realismo e sperimentazione
Tra i titoli presentati, Nowhere di Andrea Arcangeli e L’Estraneo di Federica Corti lavorano su una dimensione di spaesamento esistenziale, mettendo in scena personaggi sospesi, incapaci di trovare un proprio posto nel mondo. È un cinema che guarda alla marginalità non come eccezione, ma come condizione diffusa.
Più intimo e relazionale è invece Ventisette: Ritratto di sorella di Sara Schiavone, che affronta il tema del legame familiare attraverso uno sguardo delicato ma non consolatorio. La famiglia emerge come spazio complesso, attraversato da distanze emotive e difficoltà di comunicazione.
Anche Gente per bene di Irene Girotti si inserisce in questa linea, interrogando il concetto di normalità e smascherando le costruzioni sociali che regolano i comportamenti individuali.
Dinamiche di potere e corpo come luogo di conflitto
Accanto alla riflessione sull’identità, alcuni corti indagano le dinamiche di potere e controllo. Comando io di Pierdomenico Minafra mette in scena relazioni segnate da tensioni gerarchiche, dove l’autorità si rivela fragile e continuamente negoziata.
Il corpo, inteso come spazio di vulnerabilità, è al centro di Un piede nella fossa di Jozef Gjura, che affronta il tema del limite e della finitezza con un approccio diretto e privo di retorica. In questo caso, la dimensione fisica diventa veicolo di una riflessione più ampia sul tempo e sulla condizione umana.
Tra visione poetica e apertura formale
A bilanciare le narrazioni più ancorate al reale, Sakura (Land of Symphony) di Paolo Doppieri ed El Santo di Carlo D’Ursi Fortunato propongono un approccio più evocativo e simbolico. Qui il cortometraggio si apre a una dimensione visiva e sensoriale, dimostrando la versatilità del formato breve come spazio di sperimentazione linguistica.
Completa la selezione – fuori concorso – Dear Silvestro di Nico Cirasola, che introduce un ulteriore livello di riflessione legato alla memoria e al territorio, elemento particolarmente significativo nel contesto del festival barese.
Una sezione sempre più centrale nel Bif&st
Con l’introduzione del Premio “Damiano Russo”, assegnato nell’ambito della sezione, “Sarò breve” si conferma come uno degli spazi più dinamici del Bif&st. Non solo vetrina per nuovi autori, ma luogo di osservazione privilegiato sulle trasformazioni del linguaggio cinematografico contemporaneo.
Lo slot 1 restituisce, così, un’immagine chiara: il cortometraggio non è un formato minore, ma un territorio autonomo, capace di raccontare con precisione e intensità le crepe del presente.
Roberta Rutigliano





