27.11.2025 – Ci sono attori che oltrepassano i ruoli e divengono emblema ben al di là delle loro interpretazioni.
Ci sono attori – figure cardinali che attraverso il loro rappresentare si rendono esplicitazione plastica e sineddotica di un’intera cinematografia nazionale e di un modo preciso di intendere l’arte e l’autorialità.
Ci sono attori che non smettono di cercare storie e proseguono nell’incessante volontà di tradurre in immagini soltanto ciò che sentono vicino. [La foto sottostante è una courtesy di Magnus Mogesen and Madame Figaro]
Ci sono attori che coltivano un’idea di cinema anche distante dall’industria ed immediatamente contigua al proprio essere, come se ciò che traspare dallo schermo nascondesse un frammento di sé.
Ci sono attori che attraversano decenni senza invecchiare artisticamente, conservando la stessa capacità di esprimere degli inizi pur senza ignorare i mutamenti sintattici dell’arte cinematografica.
Juliette Binoche è forse il più fulgido esempio di questa classe attoriale d’altura che non arretra, non cede, non negozia il suo talento in nome del mercato.
Alla grande attrice, presente al TFF con il suo documentario da regista In-I in Motion, il festival ha attribuito la Stella della Mole, un momento di alta cinefilia, che ripercorre idealmente la carriera di un’artista inconfondibile che ha contribuito a trasmettere a platee vastissime l’amore incondizionato per il cinema d’essai.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, Binoche sceglie il cinema documentario ed esplora il processo creativo e la profonda esperienza artistica che si cela dietro la danza contemporanea, in un’opera che sintetizza il suo attento rivolgersi alle arti tutte, in coerenza con la sua profonda vocazione autoriale.


